mercoledì 26 agosto 2026

Pace, giustizia, diritto internazionale

(pubblicato su laRegione, 26 giugno 2026)
In un’epoca di guerre e violenze imperiali e coloniali senza fine, solo il diritto internazionale può ridare valore ai principi della pace e della giustizia. Le sue norme andrebbero però applicate con coerenza. Ne va della loro credibilità ed efficacia. Altrimenti, le mobilitazioni per la pace e la difesa dei diritti degli individui e dei popoli rischiano di fare il gioco di coloro che, come Putin, Trump e Netanyahu, ripudiano i vincoli del diritto per imporre le loro volontà di potenza e dominio nel mondo.
Esigere il rispetto del diritto internazionale significa anzitutto condannare qualsiasi guerra di aggressione in quanto crimine contro la pace, come l’aggressione russa contro l’Ucraina e quella Usa e israeliana contro l’Iran. Il principio di non aggressione è il fondamento primo del diritto internazionale volto a garantire la pace tra le nazioni. Sostenere che Russia, Israele o Usa siano indotti ad aggredire e/o invadere altri Paesi perché rappresenterebbero una minaccia per la loro sicurezza non è una giustificazione. La risoluzione pacifica dei conflitti ha priorità assoluta. Credere che Putin abbia le sue ragioni, mentre si denunciano le guerre di Netanyahu e degli Usa, e viceversa, costituisce inoltre un doppio standard che finisce per indebolire il valore ultimo della pace fondato sul dovere di non belligeranza.
Chiedere inoltre ai popoli, per evitare una guerra, di arrendersi di fronte a un’aggressione significa negare i principi dell’autodeterminazione, della sovranità e dell’integrità territoriale sanciti dalle norme internazionali. Una pace intesa come resa non è una pace fondata sul diritto, ma una pace imperiale e coloniale. È l’idea di pace di Putin, che per porre fine alla guerra vorrebbe l’assoggettamento degli ucraini e il dominio coloniale dei loro territori. È l’idea di pace di Netanyahu, che per fermare i massacri vorrebbe che i palestinesi scomparissero dalla Palestina, estendendo il dominio e il controllo di Israele anche a Paesi confinanti come il Libano. È l’idea di pace di Trump che, come i suoi simili, non accetta regole che limitino la sua sovranità e crede solo nella superiorità della forza per imporre le sue volontà.
Esigere il rispetto del diritto internazionale significa anche denunciare ogni crimine di guerra e contro l’umanità compiuto dalle parti in conflitto. Vale per Putin, che da quando è al potere ha, ad esempio, fatto bombardare indiscriminatamente aree civili in Cecenia, Georgia, Siria e Ucraina. Vale per Netanyahu, che in nome del diritto alla difesa e all’esistenza di Israele persegue la distruzione simbolica e materiale del popolo palestinese. Ma vale anche per coloro che resistono e si difendono dalla violenza, come gli ucraini e i palestinesi. Anche i palestinesi hanno il diritto di resistere contro l’occupazione illegale dei loro territori, ma ciò non legittima in alcun modo i crimini compiuti da Hamas il 7 ottobre 2023. Una causa giusta non giustifica i mezzi criminali con cui viene combattuta.
Mobilitarsi per la pace sancita dal diritto internazionale significa innanzitutto chiedere a chiunque abbia violato il principio di non aggressione di fermarsi e di ripristinare, se possibile, quanto stabilito dalle norme: la sovranità territoriale dell’Ucraina e del Libano e la fine dell’occupazione illegale della Palestina. Se, per realismo, ciò non fosse possibile si chieda almeno, in nome della cessazione delle ostilità e dei crimini, un cessate il fuoco, in vista della costruzione di una pace il più possibile giusta e duratura: garanzie di sicurezza per l’Ucraina e i Paesi del Medio Oriente contro future aggressioni, un percorso volto a riconoscere il diritto all’autodeterminazione della Palestina e a garantire una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi basata sull’uguaglianza dei loro diritti fondamentali.
Mobilitarsi per la giustizia sancita dal diritto internazionale significa continuare a denunciare e perseguire tutti i crimini contro la pace, di guerra e contro l’umanità compiuti dai contendenti, con la speranza che Putin, Netanyahu e tutti gli altri vengano un giorno condannati per i loro crimini. Nel frattempo, si adottino sanzioni e boicottaggi, non solo contro la Russia ma anche contro Israele, per uscire finalmente da quei doppi standard occidentali che hanno reso la giustizia internazionale meno credibile e meno efficace.
Utopia? Forse, ma rimane l’orizzonte verso cui tendere e l’alternativa è ben peggiore. Al di fuori del diritto internazionale non rimane che la legge del più forte. Rimanere in silenzio, giustificare e lasciare impuniti i criminali non è per loro che un incentivo a commettere altri crimini. Si esca quindi dai campi contrapposti, di chi condanna i crimini di una parte mentre rimane in silenzio e/o giustifica i crimini dell’altra parte, secondo una logica dell’amico/nemico che non fa che alimentare il circolo vizioso di una vendetta senza vie d’uscita, se non l’eliminazione definitiva dell’avversario o la reciproca distruzione.